martedì 8 aprile 2014

LA BRIGATA EBRAICA A IMOLA


(Il Sindaco di Imola, Daniele Manca)


Lunedì 7 aprile, a Imola, è stata scoperta una lapide in memoria della Brigata Ebraica.
La Brigata Ebraica - corpo combattente di volontari ebrei provenienti dalla Palestina britannica, inquadrato nei ranghi britannici sul fronte del Senio, a fianco del Gruppo Combattimento Cremona e dei partigiani della Brigata Garibaldi - terminò il proprio impegno sul campo di battaglia proprio a Imola.
Finalmente, dopo decenni, è stato ricordato questo capitolo di storia della nostra regione, grazie all'impegno costante di Romano Rossi, storico della Seconda Guerra Mondiale e presidente dell'Associazione Reduci del Gruppo Combattimento Friuli (nella foto in alto in compagnia del colonnello Kobi Regev addetto militare dell'Ambasciata d'Israele in Italia - fonte: La Voce di Romagna).





mercoledì 26 marzo 2014

DOPO AUSCHWITZ...ANCORA ANTISEMITISMO


Secondo il report dell'Agenzia europea per i diritti umani l'antisemitismo è tutt'altro che sparito. L'agenzia, nella sua indagine condotta online da settembre a ottobre 2012, ha intervistato circa seimila ebrei che vivono in Paesi dove risiede il 90% della popolazione ebraica stimata nell'Ue: Belgio, Germania, Francia, Ungheria, Italia, Lettonia, Svezia e Regno Unito. I risultati: l'antisemitismo è percepito come vivo e vegeto: il 66 per cento degli intervistati ritiene che l'antisemitismo sia un grosso problema nel suo Paese, il 21 per cento ha subito nell'ultimo anno attacchi antisemiti. Secondo il 75 per cento degli intervistati, soprattutto l'antisemitismo via web è un problema serio e in crescita costante...
QUI se ne parla in Regione Emilia Romagna (le iscrizioni al convegno sono aperte).
QUI invece ne parlerà il Rabbino capo di Ferrara Luciano Caro.



mercoledì 8 gennaio 2014

I RAGAZZI DI SCIESOPOLI


La storia dei bambini profughi di Selvino merita di essere conosciuta, e la sua memoria mantenuta viva. In questa località alpina del bergamasco abitarono, tra il 1945 e il 1948, 800 bambini ebrei, orfani dell'Olocausto. Furono ospitati in una struttura chiamata Sciesopoli, una ex colonia invernale per la gioventù fascista. Sciesopoli fu un centro di transito (Centro della Youth Aliyah) per portare salvi in Israele, attraverso il grande movimento dell'immigrazione clandestina verso la Palestina britannica, tanti giovani, bambini e adolescenti provenienti dai campi profughi d'Europa. Grande promotore fu Raffaele Cantoni, che con il suo gruppo radunò i primi bambini salvati dai conventi e dai monasteri. Poi il testimone fu raccolto dai soldati della Brigata Ebraica, che sfruttarono la loro posizione privilegiata all'interno delle forze armate alleate nell'Europa liberata. In particolare un militare della Brigata, Moshe Zeiri (nella foto mentre dirige il coro dei bambini di Sciesopoli) ne guidò la scuola.



In questi giorni si è attivata una PETIZIONE, per scongiurare che venga cancellata la traccia di questo piccolo monumento alla memoria della rinascita ebraica dopo la Shoah.


(A riprova del successo che sta avendo l'iniziativa - la petizione ha già raccolto un migliaio di firme in più di quelle segnalate dal sito qui sopra -, anche i giornali nazionali cominciano a parlarne,come questo articolo del FATTO QUOTIDIANO).

domenica 29 dicembre 2013

EBREI IN ROMAGNA DI GREGORIO CARAVITA



Agosto1942. Nella polvere della via Marabina, che tra Ravenna e Classe corre lungo il corso dei Fiumi Uniti verso il mare, un ometto di circa cinquant'anni armato di badile e carriola di ghiaia, sotto il controllo di un geometra del Comune, ripara il fondo dissestato della strada. E' un artigiano; le sue mani, abituate ai lavori più fini e tranquilli, non sono adatte per quel lavoro. Infatti è da tutti conosciuto in città come riparatore di biliardi, nei bar, nei circoli e anche nelle parrocchie. Pare si chiamasse Sanguinetti. Nel dicembre del '43 finirà in carcere a Port'Aurea con altri 34 ebrei, in maggioranza donne, tutti poi spariti ad Auschwitz. A Riolo, invece, vengono assalite e malmenate diverse persone. Sono i componenti della famiglia del dottor Piazza, e una profuga, tale Sabina Haas: saranno tutti deportati ad Auschwitz. A Faenza un anziano di 78 anni nascosto dai Cappuccini viene visto a messa e denunciato. Lui in Polonia non farà in tempo ad arrivarci, perché ucciso prima, a Bologna. In questa rassegna di storie di persecuzione e omicidio, non mancano i bambini. In quegli stessi giorni al carcere di Forlì è registrato l'ingresso di un bimbo di tre anni, arrestato dalla Polizia a Roma: Roberto Zarfatti. Anche lui inghiottito da Auschwitz, insieme alla madre e i fratelli Pacifico di 6 e Marco di 5.

Queste sono le storie raccontate da Gregorio Caravita nel suo libro “Ebrei in Romagna. Dalle leggi razziali allo sterminio (1938-1945)”, oggi ristampato dopo oltre vent'anni dall'editoreLongo di Ravenna. Sono storie di persone svanite nella nebbia del tempo, sparite nell'ingranaggio dell'Olocausto senza lasciare segni e testimonianze, senza voce. Proprio di questi annientati chiedeva di parlare Vasilij Grossman, il pioniere di questo filone di storiografia, quando diceva che “bisogna dare voce a chi non ce l'ha fatta!”. E Caravita è stato tra i primi qui in Romagna a rispondere all'appello dolente del romanziere sovietico, e raccogliere queste storie perdute: “Ben poco è rimasto degli ebrei in Romagna: una decina di famiglie... Pressoché nulla è noto. Sono scomparsi come ombre”.

Il libro di Caravita, che si può considerare un classico, ricostruisce la storia millenaria della presenza ebraica in Romagna e illustra il quadro sociale e culturale in cui avvenne la persecuzione, (riportando anche i numerosi casi di aiuto e sostegno forniti dai singoli cittadini, laici e religiosi).

La passione dell'autore come trapela dalle pagine gli deriva dall'avere aderito a questo tema con l'impegno civile, in un periodo (i primi anni '90) in cui si sapeva ancora relativamente poco di queste vicende. Grazie al suo impegno esiste a Ravenna una lapide che ricorda, insieme ai perseguitati, i soldati liberatori della Brigata Ebraica. Una famiglia contadina di Riolo gli affidò un ricordo conservato per anni: era il mattino della liberazione, dopo i lunghi e dolorosi mesi di assedio, quando una pattuglia di soldati alleati si affacciò alla porta della loro casa. E quei soldati dissero: “Ricordatevi che siamo della Brigata Ebraica”.

(Di Primo Fornaciari, da “La Voce di Romagna” del 22 dicembre 2013)







martedì 10 dicembre 2013

69° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DI FAENZA













Sabato 14 dicembre a Faenza, all'interno delle annuali celebrazioni in ricordo della liberazione, si parlerà anche della Brigata Ebraica: QUI IL PROGRAMMA COMPLETO

(Nella foto, truppe neozelandesi, liberatrici della città, compiono azione di sminamento)



giovedì 7 novembre 2013

IL CARABINIERE CHE ARRESTO' MUSSOLINI




Venerdì 8 novembre sarà intitolata una strada di Ravenna a Giovanni Frignani, ravennate, ufficiale dei Carabinieri, ucciso alle Fosse Ardeatine. La storia della resistenza e del conseguente sacrificio dell'ufficiale comincia il 25 luglio del 1943, con l'arresto di Mussolini ordinato dal re, di cui Frignani coordinò le operazioni. Da quel momento entra nella lista nera di fascisti e nazisti. Con l'8 settembre tutti i militari italiani diventano ostaggio dell'occupante tedesco (in 600mila finirono nei campi di concentramento), e l'Arma dei Carabinieri Reali è sciolta. Tra coloro che riuscirono a resistere si formò il fronte clandestino di resistenza dei Carabinieri, con Frignani a dirigerne il servizio informazioni. Nascosto a Roma nella casa di una famiglia amica, vive clandestino per qualche mese, poi, a causa di una delazione, il 23 gennaio del 1944 è arrestato e condotto nelle prigioni di via Tasso, dove viene barbaramente torturato. Intanto, nella capitale in sfibrante attesa dell'avanzata del fronte alleato, le cose precipitano.

In seguito alla feroce rappresaglia nazista delle Fosse Ardeatine che seguì all'attentato di via Rasella, i primi a finire nella lista dei 335 martiri stilata da Kappler furono proprio i carabinieri detenuti in via Tasso e a Regina Coeli. In tutto saranno dodici, tra loro Frignani. Insignito della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

QUI L'INIZIATIVA

(Nella foto i dodici carabinieri trucidati alle Fosse Ardeatine. Il terzo da sinistra, nella fila in alto, è Giovanni Frignani)




martedì 8 ottobre 2013

RICORDO DI UN RESISTENTE



ISRAEL GUTMAN, dalla resistenza nel ghetto di Varsavia alla deportazione, poi, dopo la liberazione, per breve tempo nella Brigata Ebraica in Italia, impegnato nella Bricha (rimpatrio in Israele degli esuli dall'est Europa). Uno dei massimi storici dell'Olocausto. E' morto martedì 1 ottobre, a 90 anni.